CIAO FRANK

Raccolta di poesie dal titolo: “CIAO FRANK”

(FRANK… sono io)

Questo libro può essere visionato e richiesto cliccando  direttamente sul link:

IL MIO LIBRO.IT

 

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QUARTA DI COPERTINA:

BREVIS: A volte quello che vogliamo, lo diciamo troppo tardi, magari alla persona sbagliata. In quel caso facciamo troppo presto.

a pag 24

BELLA ADDORMENTATA
Se il sogno
Mi facesse entrare
Nella tua stanza
Sarei lieto
Di restare
In contemplazione
Delle forme
E della chioma
Fino
Al dissolversi
Di breve memoria.
Se il sogno
Volesse farmi posto,
Un’anima in pena
Un cuore in ginocchio
E carezza sul viso
Emozione sul petto,
D’ebbrezze
Un
ricordo risvegliano…
“Stringiti a me!
Stringimi forte!”
Adesso
Che il sogno non c’è,
non c’è ancora la morte
nel malumore del vento.

CENTO MESSAGGI D’AMORE

Una raccolta dal titolo “CENTO MESSAGGI D’AMORE”

(sono esattamente centoundici) con testo inglese fronte pagina.

di Gianfranco Proietti

Questo libro può essere richiesto contattando preferibilmente l’autore, per e-mail gianfranco_proietti@alice.it,  al prezzo di 5 euro (cinque euro), più spese di spedizione, oppure sulla pagina di facebook “Gianfranco Proietti”.

 

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Vincitore del Premio “Gallo D’oro” primo classificato sezione libro di poesa.

SINOSSI (quarta di copertina)

Questo libro è dedicato alla mia musa ispiratrice

Questo libro è dedicato all’Amore nel modo e nella maniera che ogni individuo ha liberamente scelto.

Io sono convinto che “AMORE” detterebbe un solo comandamento: “SE TU RISPETTI CHI AMO, IO TI AMO, IO TI RISPETTO”.

This book is dedicated to my inspiring Muse.
This book is dedicated to Love, expressed in all the ways and sorts that everyone has freely chosen for himself.
I firmly believe that “Love”would impose one commandment only: “

If you respect the ones I love, I love you, I respect you.”

MESSAGGIO XCIX

Bella come te c’è soltanto l’aurora che che vive felice per un’ora, tu sei l’astro che appare a levante, tu sei la creazione stellare, nella notte di cobalto, sei sole, sei stella, la piu bella invenzione sei tu.

MESSAGGIO LX

Sono un poeta, distillo parole, fosse liquore sarei sempre ubriaco.

MESSAGGIO IV

Quando mi parli ed il mio sguardo è fisso fisso sulle tue labbra, sappi che con la mente ti stò ascoltando, ma è il mio cuore impaziente di baciarti che s’è incantato sulle soglie del paradiso.

MESSAGGIO LXXVIII

Un usignolo udì la tua voce, si vergognò di cantare e fuggì.

MESSAGGIO XCVVIII

Quando la natura espone i suoi quadri di bellezza, un tripudio di colori dipinge il tuo viso.

 

 

IL CANE E IL PANE

Uno scritto di prosa, racconti brevi: “IL CANE E IL PANE”

di Gianfranco Proietti

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ilcaneeilpane

Quarta di copertina:

“Ho scritto e fatto stampare milleduecento copie di un libro d’amore… Ecco un conto che sto esaminando. Vendo un libro al mese, sono dodici l’anno, centoventi fra dieci, milleduecento tra cent’anni, e allora, indubbiamente guadagnerò sulla somma che ho investito, non ci sono errori, è una risoluzione matematica. ‘ Nel frattempo ho scritto i trentadue racconti di questo volume.”

NOTE DI DIARIO

Uno scritto di prosa dal titolo: “NOTE DI DIARIO”

di Gianfranco Proietti

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note di diario

Quarta di copertina:

Nel pomeriggio mi era venuta la voglia di scrivere una poesia e non avevo l’estro. Tenevo la stilografica nella destra e con la sinistra mi accarezzavo il mento.. come se avesse potuto produrre un qualche stimolo. Poi ho provato a scrivere almeno un approccio, una bozza, in attesa di una migliore ispirazione ma il pennino sul foglio non fece alcun segno, riprovai e spinsi anche sulla carta.. niente. Ah!, dissi a voce alta, è finito l’inchiostro. Avrei potuto usare una delle tante biro che stanno in un bel cilindretto di legno intagliato sulla mia scrivania, ma mi scusai con loro, dissi che ero tanto affezionato alla mia stilografica ed andai a cercare la bottiglietta dell’inchiostro… Chissa dove!

Adesso, a tarda sera è l’occasione buona per scrivere la parola fine a questo libro. Arrivederci ad un’altra pubblicazione, se non altro vorrà dire che ho ricaricato … la stilografica.

AFORISMI E NOTE DOC

Uno scritto di prosa dal titolo: “AFORISMI E NOTE DOC”

di Gianfranco Proietti

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aforismi

Quarta di copertina:

AFORISMI

‘Bisogna sforzarsi di capire gli altri a volte, ma senza farsi uscire… l’ernia’

‘Al mare d’estate mi piacciono le scogliere perchè sono prive di ombrelloni’

‘Il Poeta ha scritto – Sono un uomo solo, sono un uomo ferito – Anch’io sono un poeta e sono molto, molto ferito; non c’è una… aulente crocerossina per me?’

Questi tre sono rimasti fuori, sfortunati come quei lavoratori anelanti davanti alla fabbrica, ma si chiudono i cancelli; allora io li ho premiati (gli aforismi intendo), occupandoli nella quarta di copertina.

NOTE DOC

Le note doc invece me le sono ritrovate mescolate nell’inchiostro della mia fida stilografica; ho solo guidato il pennino sulla carta… ed ecco il libro! Non ci credete? Allora non dovete credere neanche a quel ministro che si ritrovò mezzo milione di euro sul suo conto e con qualche spicciolo dei suoi risparmi ci comprò un attico al COLOSSEO. Fuori dal colosseo per fortuna.

 

MEMORIE

Uno scritto di poesie dal titolo: “MEMORIE”

di Gianfranco Proietti

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memorie

Quarta di copertina:

Gianfranco Proietti è stato di tutto, ha fatto di tutto, la sua vita è piena di facce luoghi e ricordi, come dice l’autore queste memorie non sono solo state affidate a mezzi visivi ma anche ad appunti e cartelle dattiloscritte… dalla prefazione della Prof.ssa Maria Grazia Teodori

PAROLE CON IL BACIO

Uno scritto di poesia dal titolo: “PAROLE CON IL BACIO”

di Gianfranco Proietti

Questo libro sara riproposto nel prossimo anno in una ristampa nel  “IL MIO LIBRO.IT” del gruppo Feltrinelli-Espresso

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Quarta di copertina:

Prefazione di Donato Di Stasi

Ci si può riposare dagli strapazzi della modernità, incuneandosi nell’intercapedine tra nausea e routine, ritagliandosi uno spazio di sano divertissement letterario, capace di portare benefici alla coscienza disastrata e squartata; e così in una ipotetica sera “d’asfalto e astri”, quando si accendono i lampioni corrosi dalla ruggine, come fossero “ciclopi indifferenti al sole”, uno strano giocoliere, un flâneur, un curioso funambolo attraversa piazze vuote e trafficate, s’imbozzola nel passato dei sentimenti e volteggia libero nel presente verso le nostre menti mutile “che deridono i baci”.
Un poeta mediocre si sentirebbe in obbligo di nascondere sotto un mucchio di circonlocuzioni e abbellimenti le solite poesiole sentimentaleggianti, trite e ritrite, il nostro autore, no: egli ha sentito di potersi assumere di trattare una materia vecchissima (l’eros) e di farne una materia affatto nuova, con assoluta fedeltà al vero, riuscendo in una scrittura oggettiva e corale circa la passione amorosa, indagata nella sua completa fenomenologia (“Al Vicolo dei Baci/tra avventori/e residenti/e i veterani del posto,/nessuno mi ha saputo dire/se già c’erano/o ce li hanno portati”).
Ciò che mi afferra maggiormente in questa versificazione è, oltre alla sua realistica sincerità, l’arditezza dell’artista che riesce in maniera semplice, senza fronzoli a comunicare con il lettore.
Parole con il bacio confonde e rimescola elementi sacri e dissacranti (l’erotico e il ludico), riporta in superficie la dialettica di fecondità e sterilità, illustra l’infantile feticismo del bacio, così che le sue parti più riuscite nascono dall’impatto del desiderio contro le corazze e le sedimentazioni materialistiche del gusto corrente; si propone inoltre come un libro leggero (per la beneaugurata mancanza di letterarietà), pungente (per il continuo ricorso a una sapida ironia), arioso (per l’ampia curvatura spazio-temporale delle situazioni descritte): si tratta di un monolibro monotematico, ma non monotono, sul bacio inteso quale hapax legòmenon dell’amore, ossia evento unico e irripetibile, sebbene ripetuto a iosa in ogni storia di sesso e d’amore (“Denaro e buone maniere/non ne avremo/mai a sufficienza;/perché non provare/a collezionare baci?”).
Gianfranco Proietti non lesina di scartare con il suo piglio ghignante carta da cioccolato per scoprirvi, non uno sdolcinato frasario veterosentimentale, bensì quella sapienza rapportabile al sermo cotidianus dei proverbi (“Si/raccoglie/la farina/dell’amore/da un chicco/di grano/e un bacio”).
Ai mille baci catulliani, ai baci trepidi danteschi del V dell’Inferno, ai baci mancati di Petrarca, ai baci lussuriosi di Aretino, ai baci libertini di Casanova, ai baci neostilnovisti di Montale, si succedono i megabaci di questi nostri tempi ferocemente buonisti: fanno la loro comparsa baci aulenti, baci denudati, baci graffianti, baci di vergogna, nient’altro che l’immagine paradisiaca del bene supremo che si vorrebbe dare e ricevere.
Gianfranco Proietti vorrebbe per sé e per gli altri tutte le voluttà della terra, fuse in una sola, il bacio, e precipitate sulla bocca di tutti gli individui. L’appagamento sarebbe una folgorazione, ma a un tempo un ricolmarsi di tutto, una totalità sommersa, finalmente pacificata (“Se/c’è un uomo/che ha chiuso/tutte le porte,/se c’è/un uomo/così solo,/dev’esserci/una donna,/una donna che lo baci/un milione/un milione di volte”).
Baciare e ribaciare diviene un’esperienza estatica, senza limiti: paradossalmente si produce un troppo che non è mai troppo, perché spezza i vincoli frustranti della realtà e si immilla nell’immaginario, superiore a qualsiasi godimento intravisto dal desiderio: il bacio appare come un miracolo, in quanto non sazia in nessuna circostanza, anzi oltrepassando la sazietà medesima, non si imbatte mai nella nausea e nella ripetizione, dioscuri di un reale annichilente e vuoto.
Quando il mondo ispessisce e la fitta trama delle sue contraddizioni soffoca e opprime, la sola voce che non si lascia accerchiare rimane quella poetica, risata di scherno sull’esistenza e sulla confusione attuale delle coscienze: è nel medesimo tempo l’ultima eco, ancora udibile, della rescissione di tutti i rapporti umani definiti in virtù dell’esclusivo scambio economico e delle rendite di posizione (leggi status sociale e feticci annessi).
La coscienza di Gianfranco Proietti, poiché autocoscienza ribelle, si solleva al di sopra di se stessa per esprimere le sue connotazioni con spirito salace, sagace (“Ricchi affascinanti desiderati;/perché tanto è un film,/una sceneggiata sballata di un sogno./Adesso che sono sveglio,/in verità, in verità vi dico:/mandate tutti a farsi sfottere,/baciatevi, baciatevi, stolti!”).
La coscienza onesta scruta ogni istante del vissuto, ogni entità permanente, le frivole spensieratezze che rappresentano il rovescio di una vigile e inconcussa ragione: il contenuto del dettato poetico si configura quale ribaltamento dei concetti dominanti, dell’universale inganno del pensiero unico, della spudoratezza di spacciare per la più grande verità conformismo e arida massificazione.
Se, per dirla con Diderot, i testi qui sottoposti al vaglio ermeneutico sembrano un ciarlare di saggezza e follia, ben vengano, essendoci chiara necessità di tornare a trascrivere onestamente i sentimenti, di rimettere in circolazione la melodia del bene e del vero (“Specchio d’acqua/è quest’anima;/fa cadere/goccia a goccia/la pioggia del tuo viso./Ti ravviso nel ticchettio dei baci”).
Se il linguaggio comune (tecnicistico, pubblicitario, cantilenante, tautologico) non esprime quasi più nulla di concreto, se le parole mandano suoni cupi, indistinti, al limite del gutturale (basta ascoltare i gerghi metropolitani giovanilistici), allora bisogna mandare tutto questo ciarpame in pezzi, restituendo il senso proprio alla comunicazione, ripulendola dall’usura continua, permettendo alle frasi di riappropriarsi della loro antica freschezza.
Parole con il bacio brandisce e fa roteare in alto l’acume dell’intelletto contro lo spaventoso sciupìo di energie razionali e emotive, per questo non si effonde in verbosità prolisse e inconsistenti, né punta a dispute sclerotizzanti, ma si incaparbisce a rappresentare fatti, azioni, persone vive, senza mai perdersi nella mera contemplazione e nelle compiacenze formali.
Gianfranco Proietti sa forzare la lingua letteraria per darle un carattere di immediatezza fisica; volentieri proclama una sua febbre di vita, affastella un’intera gamma di toni per dimostrare che in un bacio sano vi è contenuta una sana intelligenza di sé e delle persone amate (“I ragazzi/che/hanno assaporato/un bacio/prima/degli altri/è da/un milione di anni/che non giocano/con la cerbottana,/che non si scorticano/le gambe/rincorrendo un pallone/e non vanno/nelle/sale parrocchiali/a vedere/film/d’indiani e cow boy;/stanno sulle panchine/sui muretti,/dietro gli anfratti/a baciarsi, beati”).
Non solo canto generale sull’amore, Parole con il bacio associa i tratti godibilissimi del commerslied (canto goliardico), iniettando i suoi epigrammi arguti, mordaci, pungenti nei nostri tempi catatonici; a mano a mano che si impara a prendere le distanze da questo nido del malaugurio (la nostra società), dalle sordidezze del presente, veramente si apprezza quanto Gianfranco Proietti abbia tentato di fare con la poesia: mostrare che è ancora possibile riuscire a ricostruire nell’immaginario un mondo almeno sopportabile.

Donato Di Stasi

RACCONTI BREVI, MOLTO BREVI, MICROSTORIE

Uno scritto di prosa dal titolo: “RACCONTI BREVI, MOLTI BREVI, MICROSTORIE”

di Gianfranco Proietti

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Quarta di copertina:

DIGIUNO ESISTENZIALE

pag. 52

Eccola che arriva!
Assemblaggio rudimentale senza fantasia. Alta, altera,
impettita; quattr’ossa stecchite, tenute in piedi dall’abbondanza
dei vestiti, colorati come una cartolina illustrata…
Vorrei sapere chi l’ha affrancata e fatta consegnare a questo
indirizzo. Sono stato io? Bhe… nella vita si sbaglia e si sbaglia
di grosso.
Eccola che arriva, apparecchia la tavola: la fruttiera al centro,
forchetta a sinistra del piatto, ed il coltello a destra.
Due bicchieri acqua-vino due caraffe acqua e vino. Tovaglioli.
Manca il cestino del pane? Un attimo, ….

Alla riscoperta di una scrittura essenziale

 

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alla riscoperta di una

 

Se l’ostinato silenzio della persona che ami t’induce al monologo come un pazzo, pazzo non sei, ma attore che recita senza copione e senza platea perché lo spazio tra la scena e l’amore è assai breve, sensibile e sottile.

Che crisi è?

Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali, i commentatori, gli inviati più o meno speciali, e in particolare i giornalisti attivi nell’informazione, tutta questa gente quando dà un risultato.. fazioso, sono singolarmente e tutti insieme l’impoverimento culturale dell’umanità che li ascolta, e gli crede. Mi fa tanto piacere se questi personaggi.. atavici perdono il favore ,il privilegio, le garanzie, quindi la continuità del proprio lavoro e gli stipendi dei loro.. Protettori(Mi ricordo che le puttane li chiamavano papponi)

E saranno superati,  sostituiti da altrettanti personaggi leccapalle  e faziosi, ma a volte il cambio generazionale  porta nuovi posti di lavoro.

  In questi anni di crisi, sarà poco qualitativamente, ma quando ci sono bocche  da sfamare, c’è da fare… pochi capricci.

L’egoismo. Quasi… intelligente

In origine l’egoismo  c’era e non c’era quello che c’era era sicuramente.. primordiale e per passare ad un egoismo intelligente ci vuole ,c’è voluto uno scopritore .Quindi esiste un inventore.Parrebbe assurdo ma vi assicuro che è così. Si chiama Homo Sapiens e il nome stesso è già una garanzia.

Quando l’Homo Ignorantus incontrava  il Sapiens non è che lo salutava anzi per onestà risulta che lo salutava se stava tornando a casa con le mani vuote ,ma se per caso, Sapiens avesse avuto, che so, anche una coscetta di pollo ,lo aggrediva e lo privava della cena. Magari quella coscetta avrebbe dovuto sfamare moglie e figlio. Reagire sarebbe stato inutile prima e pericoloso dopo. Homo Ignorantus  era grande e grosso e gli avrebbe trapassato il cranio con un colpo della sua pesante clava .La stessa cosa succedeva allo Sapiens quando si imbatteva in leoni, licaoni iene e avvoltoi, tutti invece di salutare aggredivano; gli sciacalli aspettavano che voltasse le spalle. Quindi era desinato a perire se non fosse stato per l’orgoglio del nome che portava. Così per far valere la sua condizione privilegiata di Sapiens, aggredì prima di essere aggredito,   studiò tempi e metodi mentre tutti pensavano a rosicchiare le ossa e ha leccarsi i baffi.

Mentre tutti andavano a caccia ,lui razziava in tane e caverne ammassando nella sua tana provviste delle provviste che altri avrebbero potuto da li a poco consumare se non  fosse stato per la tempestività con la quale si appropriava dei beni altrui…Ma non erano gli stessi che lo assalivano e lo depredavano? Si, questo è vero ,ma ben presto Sapiens, riempì tanto la sua dimora che gli fu impossibile rientrare dopo l’ultima razzia. A questo proprio non aveva pensato, l’Homo Sapiens che aveva inventato l’egoismo non intelligente morì fuori della caverna che aveva riempito così tanto da non potervi accedere.

La natura è…

La natura è quello che è, e chi si angustia e si dispera se un leone… quando mai, diciamo la leonessa, aggredisce e divora un graziosa tenera amabile gazzella, io dico, Tranquilli,il leone e la sua signora non saranno mai in grado di raggiungere una gazzella; Ma c’è il ghepardo, velocissimo e simpatico che ci riesce, ma… spesso non riesce a finire il pranzo perchè arrivano i soliti approfittatori, leoni e iene.

Morale del racconto… poetico prosastico? Se vi ritenete bravi,non dormite sugli allori, vigilate, controllate. Intervenite, ricominciate. Insomma,impegnatevi,sempre!!Sempre!!